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Ho visto una Villata diversa, ferita e amputata, ma viva

Paolo Zibelloni - Testo scritto ad agosto 2007 

Scrivere di Villata è sempre stato, per me, molto difficile.

E' un luogo a cui sono molto legato, quindi non aspettatevi un distaccato esame della situazione.  Come molti sanno, nell'estate del 2005 una notizia, come un fulmine a ciel sereno, colpì al cuore il popolo di Villata: di lì a tre anni, Villata sarebbe stata chiusa per sempre!

Poco dopo la fine della stagione, la famiglia Agostini, con un comunicato ufficiale, dichiarava cessata la gestione di Villata: il nostro piccolo Paradiso non c'era più. Da allora ne sono successe di cose: prima una mobilitazione generale, poi vari tentativi più o meno ufficiali per trovare una soluzione, siti WEB e appelli accorati...Innumerevoli parole sono state dette e scritte, ma nessuno, credo, sa quali e quante verità ci fossero in esse, e forse non lo sapremo mai.

Poi un primo miracolo: Villata, o almeno una sua parte, riapre e la stagione 2006 riesce, grazie alla caparbietà di Liliane Agostini e al prezioso lavoro di Giovanni Erra.

Purtroppo è già primavera, e molti si sono arrangiati in qualche modo, ma Villata è ancora lì, per i pochi che ci hanno creduto. Quest'anno il miracolo si ripete: la stagione parte e molta più gente si fa vedere a Villata.

Devo ammettere che prima della mia visita lampo avevo paura di quel che avrei trovato: quanti ricordi legati a quei posti, quanti giorni di sole e di mare, quante cene in riva al mare mi sarebbero passate davanti agli occhi della mente ad ogni sguardo buttato lì, sugli stessi posti? Ma l'impatto non è stato così tremendo: subito dopo l'ingresso, dove c'era il nulla, ora ci sono le tende. E pure tante!

La piazza, la pineta, il ristorante, l'epicerie, anche se c'è solo l'indispensabile... tutto come era sempre stato. Non proprio tutto, ad essere sinceri: ora non si può stare nudi nel campeggio, per motivi legali che francamente sono un po' difficili da digerire. Certo è dura vivere da “tessili” intorno al proprio bungalow o alla propria tenda (sebbene con qualche deroga alla consegna...) o doversi vestire (e questo non ammette deroghe) durante il tragitto per andare in spiaggia.

E che dire di tutta la parte del campeggio, fino alla spiaggia e alla falaise, completamente deserta? Da una parte il luogo appare incantato, dall'altra rimanda al ricordo di campeggiatori fantasiosi e liberi. Ed è tremendo vedere la creperie abbandonata e il bar della spiaggia invaso dalla sabbia. Così com'è assurdo vedere la spiaggia contesa tra naturisti e tessili.

Certamente ho visto una Villata diversa, ferita e amputata, ma viva, in cui ho visto e rivisto persone meravigliose.

Ho visto figlie e figli ballare con i loro genitori, uniti nella voglia di divertirsi.

Ho visto ragazze e ragazzi, i bambini di ieri sulla spiaggia, ormai adulti.

Ho visto le ghiandaie farsi il bagno nelle bacinelle davanti ai bungalows.

Ho visto le cinciarelle e i passeri venire a prendere i pinoli dalle mani.

Ho visto una spiaggia bellissima, in tutti i suoi colori.

Ho visto Villata per quel che è: un luogo del cuore.

Paolo Zebelloni

Unione Naturisti Italiani

Agosto 2007

 
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